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Shock culturale esiste davvero?

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Cos’è lo shock culturale?

Quando partiamo per un viaggio, non vediamo l’ora di avventurarci in luoghi paradisiaci, osservare nuovi stili di vita, assaggiare cibi diversi, ma con noi portiamo anche emozioni, sentimenti e un po’ di paura, che possono provocare ciò che in antropologia si definisce uno “shock culturale

Sebbene vogliamo partire alla ricerca di nuove esperienze, che ci apriranno sicuramente la mente, sappiamo anche che alcune situazioni ci metteranno a dura prova. Andremo a conoscere ambienti sociali e culturali differenti dai nostri che, se non siamo un minimo preparati, ci possono provocare uno “shock culturale”.

Shock culturale in antropologia

Questo concetto venne coniato nel 1951, laddove gli antropologi nel loro avere a che fare con culture differenti riscontrarono in loro stessi sintomi di smarrimento e alienazione. Sentimenti che possono nascere da situazioni di estremo adattamento o semplicemente dalla paura dello sconosciuto, di ciò che non si conosce.

Nell’incontro iniziale con altre popolazioni le interazioni possono essere così diverse dalle nostre che a volte possono creare un senso di fastidio e ostilità. Immaginiamo di andare in un paese straniero, dove non si conosce la geografia, la lingua, né le forme di scambio, anche i più piccoli gesti sono indecifrabili e non ci riconosciamo nei comportamenti dei locali.

piatto tipico senegalese

Insomma un po’ come essere ubriachi!

Perdiamo tutti i nostri punti di riferimento e capiamo cosa significa sentirsi ‘disorientati’. Ma tranquilli stiamo solo avendo uno shock culturale!

Le 4 fasi dello shock culturale

L’antropologo canadese Kalervo Oberg elaborò la teoria secondo la quale lo shock culturale sarebbe una “malattia professionale” completa di fasi e sintomi. Individuò infatti 4 fasi distinte:

le fasi
  1. fase della “luna di miele, questa fase avviene nei primi tempi dopo il trasferimento, dove tutto sembra eccitante, come la musica diversa dalla nostra, come l’assaggio di cibi nuovi o viste e luoghi spettacolari.
  2. periodo di “crisi, l’incanto della prima fase svanisce, le situazioni vengono viste in modo più reale. Si inizia a percepire la nostalgia di casa e il disagio di non potersi esprimere come si vorrebbe. In questa fase è normale sentirsi tristi, arrabbiati o confusi.
  3.  fase di “recupero”, qui vi è una distinzione rispetto alle fasi precedenti, ossia l’accettazione degli usi e dei costumi relativi all’ambiente in cui ci troviamo, assumendo un atteggiamento positivo. Possono persistere ancora alcune difficoltà.
  4. fase di “adattamento. In questa fase la persona è a proprio agio all’interno della nuova cultura, iniziando a godere di alcuni aspetti come il cibo, le tradizioni, le festività. Le rare situazioni spiacevoli vengono affrontate con efficienza.

Perché viviamo lo shock culturale?

Shock culturale e la paura dello sconosciuto

Nell’incontro iniziale la paura dello sconosciuto è presente in tutti gli esseri umani, quello che varia è come questa paura viene affrontata a seconda del contesto sociale e culturale. Le interazioni essendo diverse dalle nostre, potrebbero creare fastidio e ostilità.

Tutto ciò può provocare nel soggetto confusione, ansia, smarrimento e disorientamento, arrivando a trovare difficoltà nel compiere azioni quotidiane.

Le cause di sentimenti contrastanti che provocano lo shock culturale, oltre alla paura dello sconosciuto, possono essere:

  • La barriera linguistica, ossia quando non si riesce a comunicare per via di lingue differenti, dove magari anche dei semplici gesti possono risultare indecifrabili.
  • La nostalgia di casa o la semplice perdita dei punti di riferimento.
  • Le condizionidi vita di culture differenti sono da tenere conto. Bisogna partire preparati in quanto sia le condizioni sanitarie, che le loro forme di scambio, come la conoscenza del loro luogo sono importanti per prevenire lo shock culturale, o almeno in parte.
  • Le condizioni ambientali e climatiche che possono essere molto differenti da quelle del proprio paese d’origine.

Lo shock culturale si prova anche senza dover andare tanto lontano

Lo shock culturale è un sentimento che, più ci si allontana dal proprio paese d’origine verso mete culturali e sociali differenti e maggiore sono le probabilità viverlo: pensate a un italiano che si trova a vivere per lungo tempo in Cina o in Africa, senza nessuna minima conoscenza della cultura del posto.

Ma non è necessario andare tanto lontano, ad esempio anche un napoletano che si trasferisce a Bolzano molto probabilmente vivrà uno shock culturale.

Per quanto siano relativamente pochi i chilometri, Napoli e Bolzano risultano ambienti totalmente diversi: dal clima agli usi e costumi fino ad arrivare anche alla differenza di linguaggio e gestualità.

Come superare lo shock culturale?

Mettendo in pratica alcuni suggerimenti, quelli che sentiamo più consoni al proprio modo di essere, alla propria personalità. Alcuni esempi:

  • Seguire dei seminari sui possibili impatti culturali;
  • Conoscenza base del paese ospitante;
  • Iscriversi ad un corso di lingua;
  • Studiare e fare ricerche sul luogo e sulla cultura della gente locale;
  • Continuare a mantenere contatti e rapporti con i vostri cari\amici;
  • Portare con sé qualcosa che vi faccia ricordare di casa;

Ma soprattutto, ricordare che tutto questo è normale. Avere paura di ciò che non si conosce è normale.

Bisogna avere pazienza e darci del tempo per adattarci, e nonostante le varie informazioni che riusciremo a scovare, ci vorrà del tempo prima di sentirci a proprio agio. Nessuna prospettiva. Viviamocela in tutte le fasi.

Conclusioni

Tutto questo non deve assolutamente spaventare, anzi vuole essere di aiuto a capire che prima di intraprendere un’esperienza lontano da casa che sia per studio, lavoro, volontariato o semplicemente un viaggio di piacere è sempre meglio informarsi su dove si va piuttosto che partire alla ‘cieca”.

L’importante è di essere consapevoli, che per quanto ci si sia organizzati, l’adattamento in un nuovo ambiente rimane sempre una sfida da affrontare e superare!

Il più grande shock culturale avviene quando noi, nonostante tutto, non riusciamo ad accettare i codici della nuova cultura.

E ricordatevi che tornati da un’esperienza all’estero, è possibile vivere anche uno shock culturale da rientro …


Vi salutiamo, lasciandovi alcuni consigli di libri e film 😊

Letture consigliate:

-Lost in Traslation: a Life in a New Language, Eva Hoffman.

– La masai bianca di Corinne Hoffman – biografia

Film consigliati:

“Giù al Nord” regia di Dany Boon (2008)

“Benvenuti al Sud” regia di Luca Miniero (2010)

“Benvenuti al Nord” regia di Luca Miniero (2012)

“The Ramen girl” regia di Robert Allan Ackerman (2008)

“Mai Visto” regia di Marina Seresesky (2019-Netflix)

Fonti:

-Antropologia culturale di Emily A. Schultz, Robert H. Lavenda.

Autrice: Greta Pigliacampo, studentessa della Facoltà di Antropologia dell’Università di Bologna

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